Cosa fate realmente quando accusate i casseur di essere sbirri

Traduciamo e pubblichiamo il primo di alcuni approfondimenti sulla “primavera illimitata” francese (ma non solo) apparsi in questi giorni su Paris luttes.
Il primo articolo, del 2015, ci aiuta a chiarire, dopo il primo maggio a Parigi, le stronzate della “sinistra” pro-sbirri”.

Certe tendenze politiche hanno la fastidiosa abitudine di seminare tesi paranoiche non appena la situazione sfugge al loro controllo.

Negli ultimi giorni, reiterando una messinscena trita e ritrita, sono stati Mélanchon e Besancenot a prendere la parola per stigmatizzare e denigrare gli sfasciatori, per accomunarli ai loro stessi nemici: gli sbirri.

Mélanchon ha pubblicato, all’indomani della morte di Rémi Fraisse, uno stato Facebook nel quale accusava i militanti che hanno affrontato direttamente la polizia alla ZAD di essere dei barboni avvinazzati e puzzolenti, di estrema destra, verosimilmente pagati dallo Stato o dai comitati pro-barriere di Testet, per “screditare” il movimento di posizione e occupazione…

 Una settimana dopo, tocca a Besancenot ritrasmettere il segnale a BMF TV. Mostra delle foto prese da una manifestazione a Nantes, dove si vedono dei poliziotti in borghese, a volto coperto. Secondo costui, sono lì per “organizzare direttamente o indirettamente delle violenze urbane”, e pretende una commissione d’inchiesta sugli sfasciatori.

Eppure che cos’è uno sfasciatore? Un individuo che sfascia. Non un modo di vestire, checché ne dicano alcuni; né tantomeno un equipaggiamento, checché ne dicano altri.

Portare un cappuccio fa di te uno sfasciatore?

Spaccare vetrine o danneggiare banche… fa di te uno sbirro? Con tutte queste accuse e queste associazioni tra poliziotti e sfasciatori, non è che rischiamo di privare i militanti/manifestanti della scelta delle loro pratiche?

Che prove ci sono state offerte?

Ci sono video o foto che ritraggano sbirri nell’atto di sfasciare cose?

No. Ad oggi non è stata resa pubblica alcuna immagine (foto o video) che mostri poliziotti intenti a sfasciare alcunché. Su cosa si basano queste accuse, dunque? Le sole immagini mostrate ritraggono individui, come a Nantes, chiaramente identificabili come poliziotti grazie alla loro fascia o al gruppo nel quale si trovano (se non portano la fascia).

Esistono foto o video di queste stesse persone nell’atto di sfasciare qualche cosa e poi di discutere tranquillamente con dei poliziotti?

Che i media siano complici di questi soprusi, tagliando in fase di montaggio i video e occultando le foto?

I giornaliziotti hanno forse l’abitudine di lasciarsi scappare uno scandalo o un titolo accattivante?

Eppure, anche ammettendo che possano camminare mano nella mano con la polizia: perché, all’epoca degli smartphone e del Copwatch, non c’è una sola persona che possa portare prove concrete sull’esistenza di tali agenti provocatori?

Lasciamo la risposta a voi.

Nel 2010, a Parigi, Mélanchon accusava già alcuni sfasciatori di essere sbirri.

Grazie a youtube – terreno fertile per la paranoia contemporanea, e che ci dà l’impressione di aver visto tutto senza aver mai visto nulla – Jean-Luc Mélanchon, ex-copresidente e attuale militante del partito di sinistra, ha creduto di vedere in un video dell’agenzia Reuters sulla manifestazione del 16 ottobre 2010 alcuni sbirri distruggere una banca e malmenare un cittadino che cercava di impedirglielo.

Da poliziotto a sfasciatore, la video-polemica

Accusava quello che i media hanno chiamato il “ninja” e altri manifestanti attorno a lui di essere dei poliziotti-sfasciatori sotto travestimento. Questa accusa ha generato una polemica che ha gonfiato la storia del “ninja” e degli sfasciatori in generale.

Ma il 28 ottobre, il ninja è stato identificato e interrogato dalla polizia – stanca della polemica – e quindi giudicato e condannato a 1 anno di reclusione, di cui 6 mesi di carcere.

Per cui alla fine non è stato l’autore delle accuse, ossia Mélanchon, a scontare la pena di questo compagno, che non è uno sbirro.

Ci sono già stati sbirri tra gli sfasciatori?

Ad oggi, si può affermare che la polizia si è già infiltrata e si infiltra tuttora negli ambienti militanti, come mostra l’intervista del 23 gennaio 1982 Mi chiamavano lo studente, raccolta da Georges Marion per il Nouvel observeur; come anche nel caso di Marc Kennedy in Europa.

Non neghiamo dunque che i poliziotti possano essersi infiltrati in alcuni ambienti militanti come militanti attivi: com’è successo anche nei due casi sopracitati, si finisce per considerarli nostri amici, e si guadagnano la nostra fiducia imitandoci.

Tra questi ci possono chiaramente essere degli sfasciatori. Ma forse non lo sapremo mai.

Durante le manifestazioni, appaiono anche individui anonimi, sbirri della Brigade anti-criminalité o dei Renseignements Généraux, che partecipano come osservatori o delatori, e si uniscono alle fila dei CRS dopo averci fatto brevemente credere di essere lì per la manifestazione nel suo contesto legale.

Perché gli sbirri dovrebbero sfasciare?

È possibile che un commissario/prefetto/ministro dell’interno dia l’ordine ai suoi poliziotti di distruggere il centro città al solo scopo di “screditare” un movimento?

È possibile che il potere – seppure informato dell’esistenza di militanti “agitati” e incazzati a tal punto da adottare pratiche illegali/offensive – decida di aiutarli rompendo più vetrine?

Potremmo comprendere che la polizia scegliesse questo metodo di azione (gli sbirri camuffati da sfasciatori che spingono al crimine…) per giustificare la repressione delle manifestazioni.

Ma, apparentemente, non c’è alcun bisogno di giustificare la repressione a Parigi: i militanti non hanno neanche il tempo di sognare una sommossa che li hanno già stipati in un furgone.

Che poi: pensate davvero che gli arrabbiati, durante un presidio/una manifestazione, abbiano bisogno dell’incitamento di uno sconosciuto contro lo Stato, il capitale e gli sbirri?

Dev’esser vero che per Besancenot e Mélanchon la gente ha così poche ragioni di essere incazzata che è improbabile che scelgano metodi d’azione violenti per manifestare il proprio scontento… senza essere spinti a farlo dagli sbirri.

Sottintendevano forse che Rémi sarebbe entrato nella mischia non alla vista dello scontro tra militanti e antisommossa, ma sollecitato da un poliziotto “travestito da sfasciatore”? A questo punto, ci piacerebbe davvero conoscere le cifre dei poliziotti “travestiti da sfasciatori” mutilati dalle armi dei colleghi…

Ci si chiederà, allo stesso modo, quanti sbirri abbiano potuto partecipare in qualità di sfasciatori alle sommosse del 2005 in Francia, dopo la morte di Zyed e Bouna… Besancenot e Mélanchon hanno accusato la polizia di infiltrazioni ai danni dei rivoltosi, in quel frangente?

Quali sono gli effetti di queste accuse sulle nostre lotte e le nostre vite?

Abbiamo deciso di reagire scrivendo queste righe perché queste accuse senza fondamento portano ad accomunare sbirri e sfasciatori. È molto pericoloso, nella misura in cui ci priva della possibilità di scegliere le nostre pratiche, per intenderci. Tutte quelle e quelli che decideranno di attaccare direttamente e frontalmente i simboli del potere verranno accusati di essere sbirri manipolatori, o viceversa di essere dei gregari che si lasciano influenzare dagli sbirri.

Sostenere queste accuse pubblicamente e senza prove è, per un militante, gravissimo: un atto di sfiducia che priva della solidarietà chi sceglie pratiche definite “violente” perché illegali: attacchi alla proprietà privata, resistenza alle cariche e alle provocazioni della polizia, sabotaggio dei mezzi di produzione, distruzione dei campi OGM, occupazioni, cortei selvaggi…

Significa metterli in pericolo durante le azioni, perché oltre alla polizia, anche altri militanti potrebbero mettersi contro di loro (per timore che siano sbirri o che “screditino” il movimento).

Ma significa metterli in pericolo anche perché questa mancanza di sostegno li isola, e inasprisce la repressione nei loro confronti.

Solidarietà tra tutti gli oppressi!

Abbasso i capi, gli sbirri, lo Stato!

Anti-shmitts gang


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