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La notte dei lunghi vinili


WELCOME 2 HELL

Welcome two Hell ritorna! Nato a fine estate 2017 come risposta solidale alla repressione che ha colpito tanti e tante compas a seguito delle giornate anti G20 di Amburgo, quest’anno è ispirato da una serie di parole che riassumono lo spirito libertario e autonomo che informa le nostra quotidianità: Padroni di niente e servi di nessuno!

Il bisogno che sentiamo e che vogliamo soddisfare è sempre quello di libertà, solidarietà, condivisione, scambio, relazione e approfondimento di linguaggi, pratiche e saperi che informino la sovversione del presente. Un presente che possiamo chiamare dominio, fascismo vecchio o nuovo, sfruttamento e nocività chiamati “sviluppo”, desolidarizzazione e precarietà, diffusione della paura e limitazione della libertà… un presente che vogliamo ribaltare!

Welcome two Hell sarà musica, condivisione di cibo e spazi, scambio e discussione, viaggi nella memoria del movimento, nel presente e nel futuro, festa e birrette che irrompono nella normalità della provincia. Tre giorni sottratti collettivamente alla paura e al razzismo, per prenderci e costruire la vita che vogliamo!


Contro razzismo e frontiere


1º maggio a Parigi: la necessità di organizzarsi

In risposta all’articolo precedente, un compagno presenta la sua analisi sullo svolgimento della manifestazione del 1º maggio a Parigi, e in particolar modo nella parte più nera del corteo di testa. Confutare le critiche anti-autoritarie all’autoritarismo del Black bloc non significa astenersi da considerazioni più perplesse su tre nodi problematici: la necessità di organizzarsi, le responsabilità individuali e collettive, l’indipendenza del movimento radicale.

 

8 maggio

 

Gli striscioni dell’ormai famoso corteo di testa, che ormai non ha bisogno di presentazioni, si raggruppa al centro del ponte. Dietro, un Black bloc di circa 1200 persone (secondo la polizia) è pronto a dare il via alla manifestazione.

Negli scorsi giorni, come del resto succede dopo ogni manifestazione in cui ci siano sfasci, sono apparsi molti articoli su Internet a fustigare i metodi del Black bloc, invitandolo a farsi più discreto. Ovviamente non si tratta di articoli del Figaro, della BMF TV o di altri organi di propaganda mediatica del sistema capitalista che ci governa. Sono articoli come Appello ai convinti: una critica anti-autoritaria del Black bloc, pubblicati su siti come Paris-Luttes.

Prima di tutto, vorrei rimettere in questione queste accuse. Il Black bloc non è un’entità politica. Il Black bloc non porta in sé la responsabilità collettiva di un’organizzazione sindacale e/o politica. È un assembramento di piccoli gruppi di individui che alle volte si organizzano tra loro. Questi gruppi agiscono liberamente e in piena coscienza. Non ci sono poliziotti o fasci infiltrati all’ordine dello sfascio — e se ci sono, sono pochi.

La tattica del black bloc (perché di tattica si parla, e non di movimento) permette a ciascun individuo d’intraprendere individualmente un’azione, che può essere seguita o meno da altri individui. Ciascuno è responsabile delle proprie azioni. Non esiste alcuna gerarchia alla quale ricondurre le responsabilità.

In questo senso, la tattica del Black bloc si ispira all’ideologia anarchica. Niente leader né capi o altre forme di autorità — per quanto nell’articolo sopracitato si auspichino atteggiamenti meno autoritari nel corteo di testa. Il Black bloc appare se la situazione è propizia, se gli sguardi sono complici e se i manifestanti decidono, ciascuno individualmente, se indossare un k-way e un cappuccio oppure no. Ancora una volta: nessuno decide. Nessuno obbliga. 

È la somma delle decisioni individuali che crea la situazione. Ed è in questo che risiede tutta la forza di queste azioni. Non c’è alcun gruppo autoritario o decisionale a intraprenderle, e mai ci sarà.

A volte, in questo articolo, si parlerà di un “noi” per designare la composizione in Black bloc dei manifestanti radicali. Non fraintendete: questo “noi” non esiste. È semplicemente funzionale alla lettura e alla comprensione.

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Appello ai convinti: una critica anti-autoritaria al Black bloc

Gli avvenimenti del primo maggio 2018 a Parigi sono ormai diventati il metro sul quale misurare le differenti posizioni di movimento. In questo articolo, un’altra critica nei confronti della tattica del Black bloc e delle pratiche dispiegate in quell’occasione.

 

4 maggio

 

A rischio di fare quelli che sparano sulla croce rossa, abbiamo scelto la via del disincanto. Per noi la manifestazione del 1º maggio è stata un fallimento, e la strategia autoritaria imposta dal Black bloc non è stata né giustificabile né tantomeno vantaggiosa per il resto della manifestazione. Ne prendiamo atto collettivamente, e invitiamo a oltrepassare le nostre pratiche ritualizzate nel corteo di testa. 

 

È veramente sorprendente che ogni manifestazione in cui ci sia un confronto con la sbirraglia, malgrado il contesto sociale tendenzialmente cupo, venga salutata come una vittoria. Un po’ come se sfasciare un sacco di vetrine equivalesse a un gol segnato dalla propria squadra preferita. Come un sol uomo, il gruppo di supporter fa la ola per poi tornare a casa in attesa del prossimo incontro, del prossimo scontro.

Ci sembra che l’interesse puntuale e circostanziato di un Black bloc non consista in questo, e che ci stiamo piano piano rinchiudendo in un trip egotico e autoritario.  

Lungi dal condannare in maniera generale le azioni dirette da parte dei manifestanti, facenti o meno parte del Black bloc, ci piacerebbe rimetterlo in questione da un punto di vista strategico e da una prospettiva anti-autoritaria. Per noi infatti poco importa che venga dato fuoco a un McDonald’s o a una concessionaria Renault: bruciateli anche tutti!

Secondo noi, però, non si può procedere con un’azione diretta senza riflettere:

  1. sulla pertinenza dell’obiettivo
  2. Sulla finalità politica dell’azione diretta
  3. Sulle circostanze della manifestazione in causa
  4. Sull’inclusione e la comprensione da parte del resto della manifestazione o della popolazione

 

Un fallimento strategico

Alcuni membri del Black bloc del primo maggio, a nostro avviso, non si sono posti correttamente queste domande. Un blocco che molto spesso si intestardisce a buttarsi nella mischia e a fuggire l’avanzata delle truppe distruggendo tutto al suo passaggio.

Il fatto di essersi precipitati direttamente sul McDonald’s e sugli obiettivi adiacenti proprio all’inizio della manifestazione ha provocato:

  1. il blocco della manifestazione, che non è mai avanzata
  2. una pressione che si è riversata sui manifestanti non equipaggiati e in parte accerchiati sul Pont d’Austerlitz
  3. di fatto, lo smembramento di uno dei più grandi cortei di testa della storia, che ha perso tutta la sua forza potenziale
  4. l’imbocco del percorso-bis indicato dalla prefettura da parte dei cortei sindacali
  5. una repressione molto dura e molti arresti
  6. una campagna mediatica incentrata sull’opinione pubblica volta ad aumentare l’intensità della repressione

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Riflessioni sugli sfasci in manifestazione e sugli avvenimenti del 1º maggio

Continuano gli approfondimenti sulla primavera francese. In questo articolo, alcune riflessioni sulla pratica della casse e del black bloc.

 

da  Paris Luttes, 2 maggio 2018

 

Ci siamo: tutti i media ne parlano. Le politiche di destra li condannano fermamente, auspicando una maggiore repressione; le politiche di sinistra tentano di far passare i casseur per dei finti manifestanti infiltrati per screditare il movimento sociale contro Macron. 

Gli avvenimenti del primo maggio a Parigi sono sulla prima pagina di tutti i giornali. BMF TV e compagnia cantante sono ormai un disco rotto, e tutti hanno come al solito diritto all’abituale logorrea sui cattivi-teppisti-vestiti-di-nero-ma-chi-sono-costoro?

Quanto accaduto il primo maggio a Parigi ci dà l’occasione per qualche riflessione sulla pratica dello sfascio, sul suo trattamento politico e mediatico, così come sul dibattito strategico che necessariamente apre.

Cominciamo dall’inizio. Cos’è la casse e che cos’è un black bloc?

 

Cos’è la casse

La casse (sfascio) è una pratica orientata alla distruzione di beni materiali specifici, identificati come nemici. Si rivolge dunque ai simboli dello stato (commissariati di polizia, gendarmerie, veicoli delle forze dell’ordine), ai simboli del capitalismo (banche, compagnie assicurative, agenzie immobiliari, catene di fast-food, spazi espositivi, boutique di lusso), o ancora ai simboli dell’arroganza borghese (come auto e hotel di lusso). La casse è una pratica, non un fine. Gli sfasciatori non distruggono per distruggere, spinti da un malsano piacere per la distruzione degli oggetti; e, se pure a volte questa tendenza esiste, è da considerarsi assolutamente minoritaria. Questo modo di agire si chiama “propaganda col fatto”. È un metodo di ispirazione anarchica che cerca di passare dalle affermazioni e dalle posizioni di principio all’azione. Questo fa della casse un metodo illegale e accettato in quanto tale. L’idea che vi sta dietro è infatti l’accettazione della conflittualità con lo Stato e il capitale, ma anche l’infrazione dei limiti stabiliti e autorizzati da questi ultimi.

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Cosa fate realmente quando accusate i casseur di essere sbirri

Traduciamo e pubblichiamo il primo di alcuni approfondimenti sulla “primavera illimitata” francese (ma non solo) apparsi in questi giorni su Paris luttes.
Il primo articolo, del 2015, ci aiuta a chiarire, dopo il primo maggio a Parigi, le stronzate della “sinistra” pro-sbirri”.

Certe tendenze politiche hanno la fastidiosa abitudine di seminare tesi paranoiche non appena la situazione sfugge al loro controllo.

Negli ultimi giorni, reiterando una messinscena trita e ritrita, sono stati Mélanchon e Besancenot a prendere la parola per stigmatizzare e denigrare gli sfasciatori, per accomunarli ai loro stessi nemici: gli sbirri.

Mélanchon ha pubblicato, all’indomani della morte di Rémi Fraisse, uno stato Facebook nel quale accusava i militanti che hanno affrontato direttamente la polizia alla ZAD di essere dei barboni avvinazzati e puzzolenti, di estrema destra, verosimilmente pagati dallo Stato o dai comitati pro-barriere di Testet, per “screditare” il movimento di posizione e occupazione…

 Una settimana dopo, tocca a Besancenot ritrasmettere il segnale a BMF TV. Mostra delle foto prese da una manifestazione a Nantes, dove si vedono dei poliziotti in borghese, a volto coperto. Secondo costui, sono lì per “organizzare direttamente o indirettamente delle violenze urbane”, e pretende una commissione d’inchiesta sugli sfasciatori.

Eppure che cos’è uno sfasciatore? Un individuo che sfascia. Non un modo di vestire, checché ne dicano alcuni; né tantomeno un equipaggiamento, checché ne dicano altri.

Portare un cappuccio fa di te uno sfasciatore?

Spaccare vetrine o danneggiare banche… fa di te uno sbirro? Con tutte queste accuse e queste associazioni tra poliziotti e sfasciatori, non è che rischiamo di privare i militanti/manifestanti della scelta delle loro pratiche?

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25 aprile, Pasqua Rossa


Corteo! Solidali e complici di Fabio!

Sabato 2 dicembre alle 15 appuntamento al piazzale della Stazione di Feltre per un corteo solidale con Fabio e con tutt* gli imputat* di Amburgo! A seguire, presidio in Largo Castaldi con interventi e musica.

Poi ci spostiamo al PostaZ, che alle 21:3o parte il party con DEMIS VINYL NIGHT! ONLY FOR HARD DANCERS!

– Il PostaZ – più che mai per una vita non imposta!


Sabato 7 Ottobre. I Ragazzi della Via Glock live!